A che cosa serve
Chi si trova all’estero e si vede negare un diritto o una prerogativa da un’amministrazione statunitense sul presupposto di non essere cittadino può chiedere a un funzionario diplomatico o consolare, nel paese in cui risiede, il rilascio di un certificato di identità.
Il certificato non accerta la cittadinanza. Ha una funzione strumentale precisa: consentire di raggiungere un porto di ingresso degli Stati Uniti e chiedervi l’ammissione. È il ponte che permette a chi è all’estero di portare la propria posizione dove può essere decisa.
| Elemento | Contenuto |
|---|---|
| A chi si chiede | Al funzionario diplomatico o consolare nel paese di residenza. |
| Presupposto del rilascio | Prova, soddisfacente per il funzionario, che la domanda sia fatta in buona fede e abbia un fondamento sostanziale. |
| Se viene negato | Ricorso al Segretario di Stato, che, se conferma il diniego, deve motivarlo per iscritto. |
| Effetto | Consente di presentarsi a un porto di ingresso e chiedere l’ammissione. |
La condizione che apre questa via ai bambini
Il certificato di identità non è a disposizione di chiunque si trovi all’estero. La norma lo riserva a due categorie, e la seconda è quella che riguarda le famiglie italiane.
- Chi in un qualsiasi momento anteriore è stato fisicamente presente negli Stati Uniti. Basta esserci stati, senza durata minima.
- Chi ha meno di sedici anni ed è nato all’estero da genitore cittadino americano. Per questa categoria non si richiede alcuna presenza anteriore negli Stati Uniti. È esattamente la posizione del bambino nato in Italia che non vi ha mai messo piede e a cui il CRBA è stato negato.
Sotto i sedici anni la porta è aperta; dopo, dipende
Il limite dei sedici anni conta. Superato quello, il ragazzo che non sia mai stato negli Stati Uniti non rientra in nessuna delle due categorie, e questa via gli è preclusa. È un termine ulteriore, distinto da quello dei diciotto anni che governa il CRBA, e va messo in conto quando si decide se e quando reagire a un diniego.
Che cosa il certificato è, e che cosa non è
Non è un accertamento della cittadinanza e non equivale a un passaporto. È un titolo di viaggio che serve a una cosa sola: raggiungere un porto d’ingresso degli Stati Uniti e lì chiedere l’ammissione, spostando la decisione sulla cittadinanza dal consolato al territorio americano.
- Il rilascio. Il funzionario consolare lo emette se ha la prova che la domanda è presentata in buona fede e poggia su una base sostanziale. È una soglia più bassa dell’accertamento pieno della cittadinanza: non si tratta di dimostrare di essere cittadini, ma che la pretesa è seria.
- Il diniego. Contro il rifiuto è ammesso ricorso al Segretario di Stato, che se conferma il diniego deve motivarlo per iscritto. La motivazione scritta ha valore anche per il seguito, perché costringe l’amministrazione a esplicitare la ragione del rifiuto.
- L’arrivo. Con il certificato si chiede l’ammissione a un porto d’ingresso, e da quel momento si applicano le regole dei procedimenti di ammissione. Una decisione definitiva di non ammissione è sindacabile soltanto nelle forme dell’habeas corpus.
La convenienza di questa via sta nel fatto che, una volta negli Stati Uniti, si apre anche l’azione dichiarativa, che all’estero non era esperibile. L’azione dichiarativa →
I minori di sedici anni
La norma limita il proprio ambito di applicazione a due categorie di persone.
- Chi, in un qualsiasi momento anteriore alla domanda, è stato fisicamente presente negli Stati Uniti.
- Chi ha meno di sedici anni ed è nato all’estero da un genitore cittadino statunitense.
La seconda categoria descrive esattamente un CRBA negato
Un bambino nato in Italia da genitore americano, cui il consolato abbia negato il CRBA, rientra nella seconda ipotesi anche se non ha mai messo piede negli Stati Uniti. La condizione della previa presenza fisica, che escluderebbe quasi tutti i neonati, non si applica a lui.
È una previsione poco conosciuta e specificamente pensata per questa situazione.
Vale fino ai sedici anni, non ai diciotto
La soglia di questa disposizione è sedici anni, diversa da quella dei diciotto che governa il CRBA e la procedura della sezione 322. Chi ha fra i sedici e i diciotto anni e non è mai stato negli Stati Uniti non rientra in nessuna delle due categorie previste dalla norma.
L’arrivo al porto di ingresso
Chi ha ottenuto il certificato può presentarsi a un porto di ingresso e chiedere l’ammissione, restando soggetto alle disposizioni che disciplinano i procedimenti di ammissione. Se l’ammissione viene infine negata, la decisione è sindacabile soltanto mediante habeas corpus davanti a un giudice competente, e non per altra via.
Il percorso complessivo è dunque articolato: certificato di identità → viaggio → richiesta di ammissione → eventuale sindacato giurisdizionale. Ed è per questo che, una volta che l’interessato si trovi negli Stati Uniti, torna in gioco l’azione dichiarativa.
Strumento tecnico, non alternativa ordinaria
Questa non è una scorciatoia rispetto al riesame consolare o alle vie amministrative, ed è sensibilmente più complessa. Serve conoscerne l’esistenza e i confini; l’impostazione concreta richiede una valutazione tecnica.
- 8 U.S.C. § 1503(b) e (c) (INA § 360(b) e (c)), testo vigente.
Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2026